Cryptoattività, pagamento entro il 30 giugno

Paolo Miki D'Agostini · Giugno 13, 2026 · 5 min di lettura

Per chi nel 2025 ha investito, scambiato o semplicemente detenuto criptovalute, il 30 giugno 2026 è la data da segnare in rosso sul calendario. Entro quel giorno va effettuato, tramite modello F24, il versamento del saldo e del primo acconto delle imposte relative alle cripto-attività: l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate nel 2025 e l’imposta sul valore delle cripto-attività (IVACA) detenute al 31 dicembre 2025.

Attenzione a non confondere le due scadenze principali della stagione fiscale: il pagamento delle imposte va fatto entro il 30 giugno, mentre l’invio della dichiarazione vera e propria ha termini diversi, ovvero il 30 settembre 2026 per il Modello 730 e il 31 ottobre 2026 per il Modello Redditi Persone Fisiche. Si può quindi inviare la dichiarazione anche dopo l’estate, ma le imposte vanno pagate adesso.

Cosa si paga entro il 30 giugno

Il versamento riguarda in primo luogo l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate nel 2025, ancora con aliquota al 26%. È importante sottolineare che per i redditi dell’anno scorso non si applica il 33%: l’aumento dell’aliquota, introdotto dalla legge di bilancio, riguarda esclusivamente le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2026 in poi, e se ne vedranno gli effetti solo nella dichiarazione del 2027.

Una novità che invece pesa già su questa dichiarazione è l’eliminazione della franchigia di 2.000 euro, qualsiasi plusvalenza realizzata nel 2025, anche di importo minimo, va dichiarata e tassata. Fino all’anno scorso i piccoli guadagni sotto soglia erano esenti, oggi non più.

Entro la stessa data va versata anche l’IVACA, l’imposta patrimoniale dello 0,2% annuo calcolata sul valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre 2025. Il pagamento è dovuto se le crypto non sono custodite presso un intermediario italiano che applica e versa autonomamente l’imposta di bollo: chi usa exchange esteri o wallet privati deve calcolarla da sé e versarla con F24. Il meccanismo prevede saldo e acconto, con regole che variano in base all’importo: sotto i 51,65 euro non è dovuto acconto per il 2026 e si versa solo il saldo entro il 30 giugno, mentre per importi superiori si paga anche l’acconto.

La proroga al 31 luglio (a pagamento)

Chi non riesce a versare entro il 30 giugno ha una via d’uscita: il pagamento può slittare al 31 luglio 2026 applicando una maggiorazione dello 0,40% sugli importi dovuti. Le somme sono inoltre rateizzabili, un’opzione utile per chi ha plusvalenze consistenti e preferisce diluire l’esborso.

I quadri da compilare: monitoraggio e plusvalenze

Sul fronte dichiarativo, gli adempimenti sono due e vanno tenuti distinti. Il primo è il monitoraggio fiscale: le cripto-attività detenute vanno indicate nel Quadro RW del Modello Redditi (o nel Quadro W del 730), indipendentemente da dove sono custodite — exchange, wallet software, hardware wallet o persino chiavi conservate su un computer. L’obbligo di monitoraggio prescinde dal valore detenuto e dall’aver realizzato o meno guadagni.

Il secondo adempimento riguarda le plusvalenze e minusvalenze, da dichiarare nel Quadro RT (o Quadro T del 730) per il calcolo dell’imposta sostitutiva. Le minusvalenze non vanno trascurate: se le perdite superano i guadagni, l’eccedenza può essere portata in deduzione nei quattro anni successivi, riducendo le imposte future.

Chi utilizza il 730 deve fare attenzione a un dettaglio: a seconda della propria situazione potrebbe comunque dover integrare con i quadri del Modello Redditi PF, quindi è bene verificare con un professionista quale combinazione di modelli copre tutti gli obblighi.

DAC8 e la fine dell’anonimato, rischiare non paga

C’è un motivo in più per mettersi in regola proprio quest’anno. Dal 1° gennaio 2026 è operativo il quadro normativo europeo DAC8, che impone agli exchange e ai prestatori di servizi crypto la comunicazione automatica dei dati dei clienti alle amministrazioni fiscali. Molte piattaforme trasmettono direttamente saldi e operazioni all’Agenzia delle Entrate, e anche i trasferimenti verso wallet privati possono essere ricostruiti quando collegati ad account identificati tramite KYC. L’idea che le crypto siano fiscalmente “invisibili” è ormai superata.

Le conseguenze dell’inadempimento sono pesanti. L’omessa compilazione del Quadro RW comporta una sanzione amministrativa dal 3% al 15% del valore non dichiarato, trattandosi di attività che il fisco assimila alle attività finanziarie estere. Per l’omessa dichiarazione dei redditi le sanzioni salgono ulteriormente: chi regolarizza spontaneamente prima dei controlli rischia il 75% dell’imposta, che diventa il 120% in caso di accertamento d’ufficio, con un minimo di 250 euro.

La buona notizia è che il ravvedimento operoso consente di sanare la posizione con sanzioni fortemente ridotte: la riduzione va da un decimo del minimo per chi rimedia entro pochi giorni fino a un quinto oltre i due anni. Più si aspetta, più costa.

In sintesi: il calendario 2026

  • 30 giugno 2026 — versamento con F24 di saldo e primo acconto: imposta sostitutiva 26% sulle plusvalenze 2025, IVACA 0,2%, eventuale saldo e acconto IRPEF
  • 31 luglio 2026 — termine alternativo di versamento con maggiorazione dello 0,40%
  • 30 settembre 2026 — scadenza per l’invio del Modello 730
  • 31 ottobre 2026 — scadenza per l’invio del Modello Redditi PF
  • 30 novembre 2026 — secondo acconto (60%) e seconda rata di acconto IVCA

Il consiglio pratico è di non ridursi all’ultimo momento, ricostruire lo storico delle operazioni crypto soprattutto se distribuite su più exchange, wallet e protocolli DeFi richiede tempo, e gli errori di calcolo possono costare cari. Chi ha movimentazioni complesse farebbe bene a rivolgersi a un professionista esperto in cripto-attività.

Paolo Miki D’Agostini

Paolo Miki D'Agostini