Hashdex e il crollo annunciato, la storia del Bitcoin si ripete per la quarta volta?

Paolo Miki D'Agostini · Luglio 9, 2026 · 7 min di lettura

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Chi scrive detiene quote dello strumento di cui parla questo articolo. La disclosure completa è in fondo al pezzo.

Il Bitcoin oggi vale circa 55.650 euro. Alla fine del 2025 valeva quasi il doppio: circa 107.800 euro. In pochi mesi ha perso metà del suo valore, e la settimana scorsa molti piccoli investitori hanno venduto nel panico. Chi segue il Bitcoin da anni, però, non si è sorpreso. Questa storia si è già ripetuta tre volte, sempre allo stesso modo.

Il ciclo dei quattro anni, spiegato semplice

Ogni quattro anni circa avviene un evento chiamato “halving” (dimezzamento): da quel momento vengono creati nuovi Bitcoin a metà della velocità di prima. Più scarsità, prezzo che tende a salire. L’ultimo halving è del 19 aprile 2024, e il copione dopo ogni halving è sempre stato lo stesso:

  • Il prezzo sale per circa un anno e mezzo
  • Tocca un massimo
  • Crolla, e resta giù per uno o due anni
  • Riparte, e il ciclo ricomincia

Adesso siamo nella fase del crollo. Brutta da vivere, ma prevista.

Quanto ha perso le altre volte

I crolli di Bitcoin dal massimo di ogni ciclo. Quello in corso, in oro, è per ora il meno violento — ma non è ancora finito.

Nei tre cicli passati il crollo dal massimo è stato dell’85, dell’84 e del 77 per cento.

E oggi? Siamo a -50%: il crollo meno violento di sempre, probabilmente perché nel Bitcoin ora ci sono banche, fondi e aziende quotate, che comprano e vendono con più calma dei piccoli risparmiatori. Nessuno però può dire se il fondo è già stato toccato.

Una precisazione onesta

Tre ripetizioni sono un campione minuscolo. Se lanci una moneta tre volte ed esce sempre testa, non hai scoperto una legge della natura. E i cicli passati sono avvenuti in condizioni diversissime da oggi. Il copione dei quattro anni è una mappa utile, non una garanzia, potrebbe rompersi proprio adesso senza avvertire.

Cosa c’entra l’Hashdex

Perché proprio questo prodotto? Perché è comprabile da chiunque, molti strumenti crypto sono riservati agli investitori professionali, e gli ETF spot americani su Bitcoin non sono acquistabili dall’Italia da un normale risparmiatore. L’Hashdex invece è quotato in Europa con le carte in regola e si compra dal conto titoli di una banca italiana come una qualsiasi azione. Contiene un paniere di criptovalute, Bitcoin più le altre principali (le “altcoin”).

Questa la composizione a luglio 2026 (i pesi cambiano a ogni ribilanciamento trimestrale):

Come si vede, “paniere diversificato” va preso con le molle: Bitcoin ed Ethereum insieme fanno quasi il 90 per cento. A mio parere è normale che sia così: i pesi seguono la capitalizzazione di mercato di ogni asset, e il risultato è una fotografia fedele del mercato crypto che, semplicemente, è fatto così.

Inoltre l’ETP ti permette di non gestire da solo portafogli digitali, password e chiavi private e di non affidarti a intermediari crypto, se un exchange fallisce – ed è già successo – i tuoi soldi non sono lì. (con la piena attuazione del regolamento MiCA la credibilità degli exchange potrebbe cambiare radicalmente in meglio ma è ancora presto per trarre conclusioni)

Ma nemmeno l’ETP è a rischio zero, tecnicamente è un titolo di debito, possiedi l’impegno di una società a pagarti il valore delle criptovalute, che lei è obbligata a comprare e mettere da parte a garanzia. Se fallisce, quelle criptovalute rimborsano gli investitori, ma servono tempo e passaggi legali. Inoltre, le monete a garanzia sono detenute presso custodi professionali, in casseforti digitali scollegate da internet. Molto più sicuro di un exchange, ma non infallibile.

Un’asimmetria fiscale paradossale

C’è poi un motivo tutto italiano per preferire lo strumento quotato, le tasse. Dal 1° gennaio 2026 chi vende criptovalute detenute direttamente paga il 33% sui guadagni; chi vende un ETP sulle stesse criptovalute paga il 26%. Un paradosso che premia chi compra crypto in banca. E non solo, con l’ETP paghi solo quando vendi e fa tutto la banca, mentre con le crypto dirette ogni scambio è tassato, anche passare da Bitcoin a una stablecoin, e devi dichiarare tutto tu, salvo gli exchange/broker che offrono il regime fiscale amministrato.

L’ETP ha un costo di gestione annuo (il TER), che per l’Hashdex è dell’1% l’anno, scalato automaticamente dal valore. Chi detiene le crypto direttamente non lo paga. Il confronto vero quindi è: 1% l’anno di costi in cambio di 7 punti di tasse in meno, zero burocrazia e la sicurezza vista sopra. Per la maggior parte dei piccoli investitori il conto torna, ma il pasto non è gratis.

Le tre regole per non farsi male

Mettici pochi soldi. Le criptovalute sono l’investimento più ballerino che esista: dedicagli una fetta piccola dei risparmi, tipo il 2%. Così un -50% ti costa l’1% del totale. Chi oggi soffre davvero è chi ci ha messo troppo.

Non vendere nel panico. Chi ha venduto nei crolli del 2015, 2018 e 2022 ha perso soldi; chi ha resistito ne è uscito bene. Non è garantito che si ripeta, ma la storia dice questo. Anche in altri ambiti di investimento più classici questa regola ha supportato i risparmiatori, vedasi il “decennio perso” ovvero quel periodo che va dalla bolla delle dot-com alla crisi dei mutui subprime, chi ha saputo tenere le posizioni è stato ampiamente ripagato.

Pensa in anni, non in giorni. Il prossimo halving è previsto per aprile 2028 e nei cicli passati il minimo è arrivato un anno o un anno e mezzo prima: se la storia si ripete, il peggio potrebbe cadere tra fine 2026 e metà 2027. Con tutte le cautele dette sopra, ma anche con il sollievo che le crypto storicamente si sono riprese più in fretta di altri mercati.

In sintesi

Il crollo del Bitcoin non è un incidente, è il modo in cui questo mercato ha sempre funzionato. Chi ci ha messo pochi soldi, ha uno strumento serio e non si fa prendere dal panico, storicamente ha attraversato queste fasi senza troppi danni.

Il dentista che fuma

Un’ultima confessione. Il mio dentista, una volta, mi ha raccomandato di non fumare e di ridurre il caffè, mentre prendeva un caffè e fumava alla finestra. Il consiglio era giusto lo stesso.

Lo dico perché chi scrive detiene lo strumento di cui avete appena letto, in misura superiore a quel 2% prudente: la cifra esatta è nella nota qui sotto. Non è incoerenza, è la differenza tra il consiglio che si dà a un pubblico indistinto e le scelte che ciascuno fa nel proprio portafoglio, con la propria tolleranza al rischio ed esperienza individuale. Il consiglio prudente resta quello: pochi soldi, strumento serio, niente panico. Poi, come il dentista, ognuno alla propria finestra risponde di sé.

Paolo Miki D’Agostini
La fiducia dei lettori è l’unico capitale che non segue i cicli di mercato.


Trasparenza e conflitto di interessi: l’autore detiene, alla data di pubblicazione, quote dell’Hashdex Nasdaq Crypto Index ETP oggetto di questo articolo, pari al 6,39% del proprio portafoglio di investimento. Tale posizione costituisce un potenziale conflitto di interessi, che viene qui reso noto ai lettori in conformità ai doveri deontologici dell’informazione economico-finanziaria. L’autore non ha alcun rapporto commerciale con l’emittente dello strumento: questo articolo non è sponsorizzato, non contiene link di affiliazione e nessun compenso è stato ricevuto, direttamente o indirettamente, per la sua pubblicazione. L’autore si impegna a non effettuare operazioni sullo strumento nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla pubblicazione. Questo è un articolo giornalistico di analisi rivolto al pubblico indistinto: non costituisce raccomandazione personalizzata né sollecitazione all’investimento. Le criptovalute e gli strumenti a esse collegati sono asset ad altissima volatilità che possono comportare la perdita totale del capitale. Le performance passate non sono indicative di quelle future.
Paolo Miki D'Agostini