Dichiarazione di conflitto d’interessi. L’autore ha realizzato cloudcoin.it, un wallet cripto che permette operazioni di Lombard lending. Avvertenza. Nessun livello di LTV elimina il rischio di liquidazione. Tassi e soglie dei protocolli citati cambiano nel tempo, anche di giorno in giorno, e vanno verificati alla fonte prima di qualsiasi operazione.
Serve liquidità e l’unica strada apparente è vendere. Ma vendere significa rinunciare a una posizione costruita nel tempo e, in Italia, far scattare un’imposta su una plusvalenza che fino a quel momento esisteva solo sulla carta. Il credito Lombard esiste per risolvere questo problema, e funziona anche con collaterale in cripto-attività.
Che cos’è
È una linea di credito garantita da un pegno su attività finanziarie. Chi lo ottiene non vende nulla: deposita una garanzia, riceve liquidità, paga interessi, e alla restituzione del capitale riprende il collaterale.
In banca lo strumento è riservato alla clientela private, con soglie tipicamente sopra i 100.000 euro e collaterale limitato ai titoli in custodia. Un patrimonio in criptovalute, quasi sempre, non è garanzia ammissibile per un istituto italiano.
Sui protocolli di lending decentralizzato – Aave e Morpho i più usati – la stessa struttura è eseguita da un contratto automatizzato. L’utente deposita l’asset, il contratto ne legge il valore e consente di prendere a prestito una stablecoin fino a una quota di quel valore. Non c’è istruttoria perché non c’è valutazione del merito creditizio, e per la stessa ragione non esiste soglia minima: una posizione si apre con poche decine di euro come con centomila.

I numeri che contano
L’LTV (Loan To Value) è il rapporto tra prestito e valore della garanzia. La soglia di liquidazione è il livello oltre il quale il contratto vende automaticamente parte del collaterale, con una penale a carico del debitore. Non esiste telefonata né richiesta di reintegro, l’esecuzione è immediata all’eventuale raggiungimento della soglia.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Collaterale | 40.000 € in bitcoin |
| Soglia di liquidazione | 80% |
| LTV operativo scelto | 25% |
| Liquidità ottenuta | 10.000 € |
| Calo necessario per liquidare | circa 69% |
| Costo indicativo | 4-7% annuo, variabile |
L’LTV al 25% non è timidezza. Il bitcoin ha registrato cali annui superiori al 60% nel 2018 e nel 2022, e una posizione a leva va costruita per attraversare un evento di quella portata. Al 50% di LTV sarebbe bastato un calo del 37% per finire liquidati – soglia che il bitcoin ha superato più volte in poche settimane.
Il vantaggio fiscale
Dal 1° gennaio 2026 le plusvalenze da cessione di cripto-attività detenute direttamente sono tassate al 33%. Su un guadagno non realizzato di 10.000 euro, la differenza tra vendere e non vendere vale oltre 3.000 euro di imposta.
L’operazione è fiscalmente neutra perché non comporta una vendita, resta però l’obbligo di monitoraggio nel quadro RW per le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici. Va invece dichiarato il rendimento eventualmente prodotto reimpiegando la liquidità. L’eventuale liquidazione del collaterale genera una plusvalenza imponibile, calcolata però al prezzo di liquidazione.
Il collaterale che si apprezza
C’è un secondo argomento, che circola molto e va maneggiato con cautela. Se il collaterale cresce più di quanto costa il debito, la posizione si mette in sicurezza da sola: il debito resta fisso, la garanzia sale, l’LTV scende senza che il debitore faccia nulla. È l’opposto del debito al consumo, dove il tempo lavora sempre contro.
Il bitcoin ha prodotto tassi di crescita composti che nell’ultimo decennio hanno superato ampiamente qualsiasi costo di finanziamento. Ma quel numero descrive due estremi e cancella il percorso, che comprende i cali già citati: una posizione a leva non vive sulla media, vive su ogni singolo giorno. E il bitcoin non produce una rendita, produce un apprezzamento: gli interessi vanno pagati nella valuta presa in prestito, o con liquidità esterna oppure lasciandoli capitalizzare sul debito, che è il modo in cui la neutralità fiscale si conserva.
I rischi
Liquidazione automatica, l’unico su cui si ha controllo, e si governa con un LTV distante dalla soglia. Contratto, perché i protocolli maggiori sono auditati e testati da anni ma non assistiti da un fondo di garanzia. Autocustodia, perché non esiste recupero per una chiave perduta. Normativa, perché la fiscalità italiana sulle cripto ha cambiato aliquota due volte in pochi anni.
In conclusione
Non è un’innovazione finanziaria, è un istituto antico applicato a un collaterale nuovo, e fa quello che ha sempre fatto: separa il bisogno di liquidità dalla decisione di vendere. Il vantaggio fiscale e quello economico reggono però a una sola condizione, che la posizione resti in piedi. Un LTV prudente non è cautela per temperamento, è ciò che rende possibile il beneficio.
Paolo Miki D’Agostini
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